Era domenica mattina e la laguna si presentava sfacciatamente bella. Una barca privata aspettava di fronte al piazzale della stazione e tre donne, illuminate dal sole di una splendida giornata invernale, cercavano di raggiungerla danzando con grazia dall’alto dei loro tacchi a spillo. Camminavano a passo svelto, fasciate negli stretti cappotti col viso nascosto da grandi occhiali da sole, ammiccavano ai passanti e posavano allegramente di fronte ai flash dei fotografi impazziti. Un omaccione affetto da gigantismo ai muscoli le invitò a salire. In un lampo il barcone si inclinò e il motore partì roboante, guadagnando velocemente il centro del canale. Mentre la barca sfrecciava velocemente sull’acqua, loro, comodamente sedute all’interno dell’abitacolo, si guardavano intorno, sorridenti.